Petrachi: “Adesso si vedono i frutti del mio lavoro”

Petrachi: “Adesso si vedono i frutti del mio lavoro”

Torna a parlare l’ex DS giallorosso ai microfoni di Stefano Borghi sul suo canale youtube ed esprime il suo rammarico per non essere riuscito a portare avanti il progetto.

Ho scelto di andare alla Roma, una piazza che sapevo che era difficile quindi sapevo cosa mi aspettava, però avevo la voglia e la forza di poter affrontare questa questa sfida. io sono stato consapevole e lo sono tuttora che è un ambiente difficile e una piazza difficile, però ho lavorato in maniera onesta, anche viscerale: il tifoso della Roma vuole vedere questo, vuole vedere quello veramente che si sporca le mani che che che ci mette l'anima si mette il furore la voglia. Io ho fatto questo, ho cercato da subito di insediarmi dentro il sistema di questa tifoseria così passionale, e credo che si stesse facendo un grandissimo lavoro. “

Parole sentite quelle di Petrachi che senza peli sulla lingua esprime le difficoltà di lavorare in un ambiente come quello dell’ AS Roma. Tuttavia gli ambienti difficili risultano essere delle sfide, e il progetto di Petrachi sembrava convincere.

Secondo Petrachi, l’obiettivo deciso con pallotta era di ringiovanire la squadra e ridurre i costi, senza tralasciare qualche giocatore di esperienza a basso prezzo.

"Faccio un esempio: Villar ed Ibanez. Ho preso questi due giocatori pensando al futuro perché sapevo che sia Ibanez che Villar lo scorso anno potevano anche non essere dei titolari, perché Villar veniva della serie B spagnola e Ibanez non aveva fatto un minuto in campionato nell'Atalanta.”

Tuttavia l’obiettivo era preparare Ibanez per una eventuale partenza di Smalling. Ricordando che Ibanex è stato pagato 10 milioni Petrachi si è dovuto spiegare con la dirigenza per le sue scelte:

“Quindi queste sono operazioni che quando le fai qualcuno dice "Ma cosa sta combinando", la stessa società, soprattutto nell'operazione Ibanez:

“Ma come, non abbiamo una lira e spendi 10 milioni a gennaio su un giocatore che neache dovrà giocare...”

Io ho cercato di spiegare la filosofia per far calcio e per creare una programmazione perché questo deve fare un direttore sportivo.”

Passa poi quindi a prendersi i meriti di operazioni importanti come Mkhitaryan, Smalling e Pedro, anche se quest’ultimo non è riuscito lui stesso a finalizzarlo a causa della società che lo aveva giá mandato via.

“Lo stesso Pedro, perché è un'operazione che ha fatto il sottoscritto: non l'ho chiusa definitivamente firmando i fogli perché ero stato già mandato via, ma nel periodo del lockdown è un giocatore che aveva già chiuso con Fonseca, il mister lo aveva già chiamato per convincerlo del nostro progetto".

Secondo Petrachi dunque, i frutti del suo lavoro sono adesso in evidenza, in questo periodo di forma della Roma.

Passa poi a elogiare il suo ottimo rapporto con Mister Fonseca specificando che la difesa a 3 è stata tutta un’idea del mister portoghese, l’aiuto di Petrachi è stato solo inizialmente per delle linee guida sul campionato italiano.

Racconta poi l’esperienza di Ibanez e le idee di Fonseca sul difensore ex-Atalanta soffermandosi sulle prospettive del giocatore, sicuramente rosee per Petrachi.

Si chiude l’intervista con la questione scudetto.

"C'è un aspetto che nessuno considera: il fattore campo. Per dire, giocare nella Roma non è semplice: quando c'è pressione, diventa positiva quando le cose vanno bene, ma se le cose non vanno bene il pallone brucia. Squadre come il Sassuolo o la Roma sono squadre che secondo me possono tranquillamente puntare a vincere qualcosa di importante. Fare la griglia delle prime quattro e secondo me è difficile perché ci sono più squadre".


A cura di: Francesco Grani

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