L'analisi e le statistiche della partita

L'analisi e le statistiche della partita

Si è concluso per 0 a 0 l’esordio stagionale in campionato della Roma contro l’Hellas Verona di Juric, ieri assente per squalifica, al Bentegodi che si è presentato alla prima di A con un manto erboso ai limiti del praticabile e che ha visto per questo motivo scivolare più e più volte i 22 protagonisti in campo. Nonostante le porte inviolate, la partita ha dato molti spunti interessanti sulla proposta offensiva delle due squadre e lo 0-0 è stato solamente causa dell’imprecisione sottoporta e dei legni colpiti durante i 90 minuti regolamentari.

Primo tempo

Nel primo tempo la Roma, nonostante la sua attuale incompletezza strutturale (serve subito la punta, Milik o chiunque esso sia), ha dominato il gioco grazie alla sua maggiore qualità; è riuscita nella maggior parte delle occasioni a uscire palleggiando con i tre centrali e il supporto di Diawara e verticalizzando immediatamente verso l’attacco giallorosso composto dal trio Pellegrini-Pedro-Mkhitaryan, tra di loro molto vicini nella zona centrale della trequarti scaligera per fraseggiare e cercare di lasciare lo spazio sulle fasce per l’uno contro uno degli esterni (foto1) o anche per la profondità cercata da Veretout, come nell’azione che ha portato il francese a subire fallo poco prima dell’ingresso in area di rigore, e spesso primo a riempire l’area di rigore quando la palla era portata verso il fondo dai quinti di centrocampo (foto2).

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Se la giocata alla ricerca della verticalità sopra descritta veniva chiusa dai gialloblù, la Roma si allargava sugli esterni; discreta la partita di Rick Karsdorp, meglio in fase difensiva con due belle chiusure su Dimarco che offensiva, ottima quella di Spinazzola, migliore in campo (clicca qui per le pagelle di Hellas Verona-Roma se ancora non le hai lette), da sue giocate personali nascono le azioni più pericolose della Roma: cross dal fondo del campo per i compagni a rimorchio ma prima Mkhitaryan col sinistro e poi Pedro con il destro non hanno centrato lo specchio della porta. Lo spagnolo, a sorpresa nell’undici titolare di Fonseca, ha mostrato subito la sua immensa qualità, non si vincono 25 titoli in carriera casualmente, abbassandosi e aiutando la squadra a costruire il gioco, la freddezza sottoporta arriverà sicuramente insieme alla condizione migliore. In un primo tempo, dunque, in cui la Roma ha imposto con determinazione il proprio gioco ed ha sofferto la mancanza del proprio numero 9, anche il Verona ha avuto due grandi occasioni prima con Tupta, dopo un rinvio sbagliato di Cristante, e nel finale della prima frazione di gioco con la traversa colpita da Tameze.

Secondo tempo

Il secondo tempo ha visto la Roma crollare fisicamente e la sua manovra si è, col passare dei minuti, trasformata in tanti, troppi, lanci lunghi di alleggerimento verso Mkhitaryan, che non ha però nel gioco aereo un suo punto di forza, permettendo così agli avversari di recuperare velocemente il possesso del pallone complice anche un Verona che è cresciuto d’intensità nel corso della partita e che dimostra sin dalla prima giornata di stare molto bene fisicamente. La presenza di una panchina scarna, vista anche la mancanza di condizione dei giocatori rientrati da poco ad allenarsi con la squadra causa Covid e testimoniata da Fonseca nel post-partita (clicca qui per leggere tutte le dichiarazioni dei protagonisti subito dopo il termine del match) ha comportato una squadra nel secondo tempo lunga tra i reparti e che vedeva arrivare sulle seconde palle sempre prima la squadra avversaria. In questa fase del secondo tempo l’Hellas ha la sua occasione migliore con Di Carmine, lasciato solo a staccare a pochi passi dalla porta da un distratto Cristante, che di testa sciupa un bel cross di Ruegg.

Nella seconda fase del secondo tempo il calo fisico, fisiologico alla prima di campionato, del Verona ha riportato il controllo del gioco alla Roma che ha giovato del buon ingresso in campo di Kluivert; l’olandese ha riportato freschezza e guizzi nell’attacco giallorosso e la ricerca della profondità che nel secondo tempo poco si era vista fino a quel momento. Negli ultimi minuti di partita la confusione l’ha fatta da padrone e solamente due esecuzioni individuali hanno rischiato di cambiare il risultato. Se sul tiro di Dimarco meglio sorvolare, fortunato nel dare un effetto beffardo al suo tiro di mezza punta che colpisce prima la traversa e poi il palo, meravigliosa la coordinazione che mostra Spinazzola in occasione della staffilata di destro con cui fa tremare la traversa di un ormai battuto Silvestri. Di lì in avanti non succede più niente che possa impensierire i due portieri fino al triplice fischio di Chiffi che mette fine alle ostilità.

La Roma ha dimostrato, fin quando ne ha avuto le forze, di esprimere un bel calcio propositivo ma servono con urgenza sia la punta che concretizzi il gioco creato sia il ritorno di Smalling, richiesto a gran voce da mister Fonseca in conferenza stampa, per dare maggiore serenità a tutto il pacchetto arretrato giallorosso. D’altronde non c’è tempo da perdere, domenica arriva la Juve e si sa: non sarà mai una partita come le altre.

 

Le statistiche della partita   

   

 

Hellas Verona

Roma

Possesso palla

39%

61%

Tiri effettuati

8

21

Tiri nello specchio

3

4

Passaggi effettuati

351

520

Passaggi riusciti

237(68%)

400(77%)

Legni colpiti

3

1

Corner

0

6

Falli commessi

19

20

Ammonizioni

2

0

Fuorigioco

3

2


 

A cura di: Alessandro Ruggeri
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