La difficile storia di Leandro Castan

La difficile storia di Leandro Castan

Era il lontano 2014 quando un promettente difensore brasiliano come Leandro Castan comincia ad avere i primi problemi fisici. 
“Giramenti di testa, malessere diffuso. I medici mi portarono in ospedale per capire di che cosa si trattava. La diagnosi fu impietosa. Un cavernoma cerebrale. In quel momento mi sono sentito perso, scoraggiato, non sapevo che pensare, cosa fare. Tutto all’improvviso, anche se forse un’avvisaglia l’avevo già avuta in precedenza”.
Racconta Castan, un problema davanti al quale siamo tutti impotenti, che ha riportato Leandro da dove era partito, facendo svanire tutti gli sforzi e i sacrifici fatti fino a quel momento.
Sensazioni difficili da spiegare, "un nemico più forte di me" lo chiama Leandro.

Come sappiamo tutti, per fortuna è guarito, ed è al momento in Brasile per giocare con il Vasco da Gama, non certo la sua massima aspirazione visto quanto fosse promettente, dichiara infatti "con la Roma sarebbe potuta essere tutt’altra storia".
Non mancano parole di elogio verso la società: "Lì ci ha pensato la Roma, mi ha protetto, preservato, dandomi tutto il tempo per tornare in campo e fornendomi tutti gli strumenti per curarmi. Un comportamento da grande società.
Ringrazierò sempre la Roma. Quando Sabatini mi prese dal Corinthians ero un ragazzo fortunato, con tanti sogni nel cassetto realizzati, da calciatore professionista. Avevo vinto il campionato in Brasile, la Libertadores, poi è arrivata la chiamata della Selecao.
"

Parte della coppia centrale tra le prime tre più forti d'Europa in quegli anni, insieme con Benatia, Castan non è più riuscito a tornare quello di una volta, nonostante il suo massimo impegno.
Una partita giocata male con il Verona, lo ha segnato con Spalletti per sempre, su di lui però dichiara: "Non porto i sentimenti maturati nel posto di lavoro nella mia vita. Non provo rancore mai per nessuno. E non l’ho fatto nemmeno con lui. Ho rispettato la sua scelta da professionista, sapendo che lui in quel momento doveva prendere delle decisioni per il bene della Roma. È un lavoro e in un posto di lavoro possono capitare cose di questo tipo”.

Dopo 3 anni, il primo incontro con i giallorossi da avversario, con la maglia del Torino, Castan racconta un sentimento contrastante, da un lato la felicità di aver incontrato i suoi compagni, dall'altro la voglia di dimostrare l'errore dei giallorossi nel cederlo.

In questi giorni Castan ha affrontato anche il Covid-19, per fortuna in maniera asintomatica, da cui è uscito in poco tempo.

Conclude il suo racconto evidenziando come ha trascorso questo periodo di Pandemia mondiale: “A casa, in tranquillità con la mia famiglia. Il mio giardino è uno spazio ampio, mi ha permesso di allenarmi. È stato difficile. Ma anche adesso è complicato. Io, ad esempio, non vedo i miei genitori da un anno. Mio padre è un soggetto a rischio. Io lavoro, faccio gli allenamenti, giro, ho paura di passargli qualche cosa. Ed evito di incontrarlo. Loro sono a San Paolo, io a Rio de Janeiro, siamo lontani circa 700 chilometri. Papà lo vedevo sempre quando giocavo nella Roma, ogni giorno era con me. Ma quel periodo così bello non tornerà più”.

A cura di: Francesco Grani

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